galleria “La teoria delle briciole”: dialogo con la scrittrice Laura Moreni sulla ricerca di Sé

La teoria delle briciole di Laura Moreni, edito da Bertoni Editore, è un romanzo che esplora il delicato equilibrio tra identità e ruolo sociale. La protagonista, Claudia, conduce una vita apparentemente perfetta fino a quando un incontro inaspettato sconvolge le sue certezze, spingendola a una profonda introspezione.

Con una scrittura intensa e controllata, la scrittrice bresciana accompagna il lettore nel viaggio emotivo della protagonista, offrendo una riflessione sulla possibilità di cambiare e riscoprirsi a qualsiasi età.

L’opera segue il successo del primo romanzo dell’autrice, Siamo come le lumache (2021).

Laura, l’insoddisfazione latente è al centro di queste tue nuove pagine?

No, non direi che si tratta di insoddisfazione. Anzi, volutamente ho creato per la mia protagonista un mondo appagante, fatto di realizzazione personale e professionale, di relazioni profonde. Quello che accade nel romanzo è un imprevisto, qualcosa che piomba su Claudia con la violenza di un uragano e, in quanto tale, dopo il suo passaggio lascia segni evidenti. Si tratta di segni che prendono spazio nella sua emotività e dilagano sempre più, e, quando lei comprende di non poterli contenere, decide di osservarli, di ascoltarli, cosciente di dover affrontare le conseguenze di questa sua scelta.

Ciò che viene alla luce, durante lo scorrere delle vicende, è la consapevolezza di questa donna, che non rinnega nulla della sua vita e, anzi, ne comprende appieno i privilegi; allo stesso tempo però non può rinunciare a viverne un’altra, seppur clandestina, che mette in luce suoi aspetti mai conosciuti prima. Lei stessa ne è attratta e terrorizzata. Al centro del romanzo c’è proprio il viaggio attraverso la conoscenza di se stessi.

Quali equilibri e squilibri definiscono le relazioni principali in questo libro? Che rapporto ha Claudia, nello specifico, con le figlie?

Le relazioni adulte di Claudia – col marito, la madre, la cognata e le amiche – sono molto equilibrate. Non mancano momenti di tensione, però lei è una donna predisposta all’ascolto e alla comprensione, ed è molto razionale, quindi riesce a non fare mai scoppiare tempeste emotive che possano in qualche modo sconquassare i rapporti. Accade invece il contrario nella relazione con Mino, che entra nella sua vita violentemente e a cui lei, con fatica e paura, riesce a creare un posto. Anche con lui cerca un equilibrio, ma non è possibile perché per lungo tempo non esiste tra loro la possibilità di un accordo, una sorta di organizzazione, e quindi Claudia si trova per la prima volta in una relazione che può vivere soltanto “alla giornata”; per questo cerca di trarre da ogni incontro con lui il massimo delle sensazioni: esse diventano un tesoro da custodire, una specie di batteria che mantiene Claudia “in carica” a lungo, con una dose elevata di energia che lei riversa sui suoi rapporti quotidiani, soprattutto quelli con il marito e le figlie.

Con le figlie costruisce un rapporto onesto, vivo, amorevole. Claudia è una madre affettuosa e giusta, presente e attenta nonostante gli impegni lavorativi che la assorbono sempre più. I frutti di questa sua educazione si vedranno soprattutto quando le figlie, ormai giovani donne, dimostreranno una comprensione e un’accettazione profonda delle scelte della madre.

Direi che tra loro esiste un rapporto vero, sincero, votato all’accettazione e al rispetto.

Nei conflitti interiori di Claudia prevale il senso di colpa o la giustificazione?

Né l’uno né l’altra. Il senso di colpa è forte all’inizio, ma poi va a scemare quando Claudia capisce che sta facendo del bene a se stessa e non sta creando ferite o traumi a nessuno. Però non cerca mai giustificazione, sa bene che vive un rischio molto alto, e che indietro non può tornare. È consapevole, come dicevo.

Chi ci impone i ruoli tradizionali? Più la società o la famiglia?

Entrambe penso. Forse, oggi come oggi, più un retroscena culturale che è ancora radicato, nonostante i valori sociali siano in costante mutamento. È una sorta di senso del dovere atavico, qualcosa che a mio parere colpisce di più le donne. Gli uomini mi sembrano più liberi, si sono già affrancati dal senso di colpa e dagli obblighi autoimposti.

Donne di un tempo e donne di ora: cosa abbiamo guadagnato, cosa abbiamo perso e cosa dobbiamo ancora conquistare?

Ogni tempo ha le sue conquiste e le sue perdite. Credo che abbiamo perso un po’ di responsabilità “sana”, quella che ci fa agire secondo amore e non secondo egoismo, ma d’altra parte abbiamo guadagnato più libertà e indipendenza. Purtroppo a volte si perdono valori e si trovano concetti, ma penso che faccia parte dei momenti di passaggio. Il nostro è un periodo di grandi cambiamenti e viviamo in un mondo dove tutto è facile, a portata di mano, conquistabile con un tasto del computer. Anzi, con un tap sul telefonino. Quello che mi spaventa di più è la sensazione di una giovinezza cercata con ossessione, il rifiuto delle età della vita, e temo che questo sia un atteggiamento diffuso soprattutto tra i genitori di oggi: si stanno creando molti danni ai giovani, cresciuti con modelli irreali e non preparati alle difficoltà oggettive della vita. C’è una grande differenza tra fare i genitori ed essere genitori, ed è un lavoro costante. In questo contesto le donne, ma anche gli uomini, dovrebbero conquistare più fiducia in se stessi. Infine, penso che adesso sarebbe il momento di salvare il buono delle generazioni precedenti e riuscire a renderlo compatibile con la velocità e i progressi della nostra.

In chiusura, qual è il significato della “teoria delle briciole” elaborata da Claudia?

La teoria di Claudia è basata sulla lucidità: se non puoi avere qualcosa non puoi.

Se puoi averne solo una piccola parte puoi scegliere tra due atteggiamenti: lamentarti per ciò che ti manca oppure, al contrario, godere di quello che ti è riservato. Non significa accontentarsi, ma essere presenti nella situazione e starci bene, dare a ogni atto, a ogni parola, il suo giusto valore, senza illusioni e senza speranze, perfino quando si tratta di “briciole”.

Claudia lo spiega bene:

“La pagnotta è riservata a un’altra, ce l’ho chiaro: io mi sfamo con quel poco che avanza, con ciò che cade dalla tavola. Lo faccio in maniera fatale, come se fossi del tutto impotente, e nemmeno me lo chiedo se davvero è così. Però queste briciole sono appetitose; hanno un sapore speciale, sanno di fragranze antiche. Saziano più di interi filoni. E creano dipendenza: una dose di zuccheri sparata dritta nelle vene, che dona euforia. E che dura settimane.”